L'augusta città di Jesi, luogo di nascita dell'imperatore Federico II di Svevia, è uno dei centri più importanti della provincia di Ancona e capofila del progetto legato ai percorsi del Lotto. Ricchissima di tradizioni e luoghi di cultura, domina la valle dell’Esino, da cui prende il nome. La sua è una storia antichissima e travagliata: fondata presumibilmente dagli umbri, fu conquistata dai Romani (nel locale museo archeologico è possibile osservare i resti di questi passaggi di potere) che alla metà del sec. III a.c. la elevarono prima a colonia poi a municipium. Sede episcopale dalla seconda metà del sec. VII d.c., passò sotto il dominio della Chiesa dopo aver fatto parte della Pentapoli annonaria bizantina. Fu a Jesi che nel 1194, esattamente il 26 dicembre, nacque Federico II.

La spiccata vocazione industriale della città non ha oscurato però il suo nobile passato, ricco di storia e di arte: qui nacque anche il grande musicista Giambattista Pergolesi e qui è possibile ammirare una delle cinte murarie più possenti e meglio conservate delle Marche.

Spiccano tra le istituzioni culturali, oltre la Biblioteca Planettiana e il Teatro Pergolesi,  la Pinacoteca civica, che conserva ben cinque capolavori del pittore Lorenzo Lotto e la Galleria di Arte contemporanea, ospitate nel settecentesco palazzo Pianetti. Tra gli altri musei, sono da segnalare  il Museo Diocesano, ospitato nel palazzo Ripanti Nuovo e lo Studio per le Arti della Stampa a palazzo Pianetti vecchio. 

Palazzo Pianetti

Partiamo alla scoperta della città di Jesi da Palazzo Pianetti. È difficile raccontare l’impressione che si prova mettendo per la prima volta piede negli ambienti incantati di uno dei palazzi più importanti delle regione Marche. Il palazzo risponde a logiche di rappresentanza della famiglia Pianetti che nella metà del settecento ricopriva un prestigioso ruolo sociale.  L'edificio si compone di un corpo centrale che si affaccia su giardino all’italiana cinto da mura terrazzate, mentre la facciata principale si apre, con le sue cento finestre su via XV Settembre. Il palazzo fu poi rimodernato a metà del 1800 in occasione del matrimonio di Vincenzo Pianetti con la contessa Virginia Azzolino e in seguito  definitivamente ceduto alla famiglia Tesei nel 1901.  All’interno, la straordinaria Galleria rococo, ricavata nella facciata interna del Palazzo, ne occupa tutta la sua lunghezza ed è collegata direttamente al giardino su cui si affaccia.  Palazzo Pianetti attualmente ospita tre musei civici: il Museo Archeologico, la Pinacoteca,  la Galleria d'Arte contemporanea. Allestita nel piano nobile del palazzo, la pinacoteca civica conserva ben cinque opere di Lorenzo Lotto.

 

Opere di Lorenzo Lotto a Palazzo Pianetti 

Deposizione nel Sepolcro 

Tra tutte le opere conservate a Jesi, la Deposizione è quella che più rimanda all’espressività e alla drammaticità nordica . Questa pala d’altare è stata realizzata su commissione della Confraternita del Buon Gesù nel 1511 ed era destinata alla Chiesa di San Floriano di Jesi. L’opera in sé presenta una composizione davvero complessa con toni brillanti e corposi. Gesù è appoggiato sul sudario, che a fatica due portatori stanno trascinando nel sarcofago. Su tutto domina il rosso della veste della Madonna, che perde la sua compostezza in un gesto di inesprimibile dolore. Una pia donna riprende la teatrale posizione di Maria  con le braccia aperte rivolte verso l’alto, amplificandone la forza,  mentre da un lato opposto compare di corsa con un atteggiamento di sorpresa Maria di Cleofa.  In primo piano Maria Maddalena asciuga le ferite del Cristo coi propri capelli e fa esplodere tutto il pathos della scena in un grido di dolore che le rimane bloccato in gola.  Alle spalle di tutto un paesaggio di ispirazione raffaellesca.

 

MADONNA DELLE ROSE 

Questo dipinto, destinato alla chiesa di San Francesco al Monte di Jesi arriva ai musei civici grazie al decreto Valerio. La composizione piramidale dei personaggi, mostra Maria al vertice della scena, in una posa asimmetrica vestita con una vaporosa veste blu, mentre poggia il piede sinistro su uno sgabellino di legno e regge il Bambino il quale con un affettuoso slancio ci introduce la figura di Giuseppe. A destra spicca la veste cardinalizia di San Girolamo che tiene in mano il testo sacro mentre nella lunetta si vedono San Francesco e Santa Chiara. La presenza dei due santi è legata all'ordine dei francescani , committenti dell’opera.  Nel suo complesso la pala d’altare, datata 1526, riesce nella struttura iconografica e nella brillante cromia a regalarci un’immagine mistica al tempo stesso familiare della figura della Vergine.

 

SANTA LUCIA DAVANTI AL GIUDICE 

Commissionata dalla confraternita di Santa Lucia, questa opera dalla lunghissima gestazione (il contratto fu firmato nel 1523 e i lavori conclusi nel 1532) era destinata alla Chiesa di San Floriano.

La pala è corredata da una predella da cui parte e termina la narrazione della storia di Santa Lucia. A guidarci nella lettura sono i geniali espedienti narrativi utilizzati da Lorenzo Lotto che accosta più episodi nella medesima scena e trasforma un ingranaggio di un orologio del cinquecento in una sorta di asterisco che permette di spostare lo sguardo nella pala centrale per poi ritornare a leggere l’ultima parte della storia nella predella.  Diversamente da quello che si era soliti fare, Lotto rappresenta nella pala centrale il momento in cui la santa affronta il console romano Pascasio e non  la sua figura in gloria. La protagonista, Santa Lucia, è sempre ben riconoscibile per la sua magnifica veste gialla e il manto rosso.

La scena si svolge in primo piano, con a sinistra l'alto trono del giudice posto in ombra a simboleggiare la sua ispirazione anti-divina. Lucia al centro dell’opera, con un gesto scenografico alza il dito verso il cielo indicando lo Spirito Santo nel mentre tre uomini cercano con tutte le forze di trascinarla via, senza alcun risultato. La protagonista, sicura della sua scelta, si rifiuta di adorare gli dei pagani, la sua fede è la sua forza e diviene il fulcro dell’intera composizione. La storia prosegue di nuovo nella predella, dove l'artista ha la trovata di ambientare tutto in uno spazio senza soluzione di continuità tra la metà della seconda tavoletta e la terza.

 

ANNUNCIAZIONE 

Le due tavolette facevano parte di un trittico la cui parte centrale, che rappresentava un S. Giovanni a Patmos, è andata dispersa in epoca napoleonica. L’arcangelo sta planando al suolo, il movimento è poderoso, la luce protagonista.  La fisicità dell’angelo, confermata dall’ombra proiettata sul pavimento, sorprende Maria assorta nella preghiera, che si porta indietro con il corpo, quasi impaurita dall’essere investita dal movimento del messaggero celeste. A contrasto con questa improvvisa invasione vi è il delicatissimo gesto con cui l’angelo tiene il fiore simbolo di purezza.

 

LA VISITAZIONE

È un quadro prettamente familiare, quello protagonista della “Visitazione”, realizzato da Lorenzo Lotto negli anni ‘30 del 500. Se non fosse per i diversi elementi disseminati sopra una cornice da cui parte un tendone verde, carichi di valori simbolici, potrebbe essere una scena di vita qualsiasi. Sono quattro le donne protagoniste, a cui si aggiunge Zaccaria sullo sfondo, che sembrano volerci dare la possibilità di entrare a far parte di un’importante conversazione, tutta al femminile, fatta di sguardi e gesti.

Tra i diversi oggetti dipinti sulla mensola che inquadra la scena, ritroviamo il vaso che simboleggia il ventre materno e allude alla futura nascita del Cristo, la cui venuta salverà l’uomo dal peccato originale di cui l’arancia sostituendo la mela, dipinta vicino al vaso, ne è simbolo.

 

  

Contatti:

Pinacoteca : tel: 0731538342/439/343 / mail: pinacoteca@comune.jesi.an.it  

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